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Cinghiate per convertirla all’Islam: ‘Voi italiane siete sporche’
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Domenica 15 febbraio: seconda puntata de “I Colori dell’Amore”.

La puntata inizia ancora con la storia tra  Max e Tina . Per chi si fosse perso la prima puntata, il cuore della storia è incentrato sull’organizzazione dell’anniversario di Matrimonio. Una cosa di una noia infinita. Tina è alla ricerca di un vestito e di un ‘acconciatura da sfoggiare la sera della festa. Il marito prepara un balletto . Ma non era questo il programma che avrebbe dovuto spiegare i problemi di una coppia mista ?? Che avrebbe dovuto sfatare i pregiudizi e i luoghi comuni??

A seguire c’è il Matrimonio tra Luigi e Janaina. Io davvero non so perchè questo programma continui ad alimentare la diffidenza e il razzismo per i compagni non italiani dei rispettivi figli. La madre di questo ragazzo è rappresentata come una persona di un razzismo infinito. Totalmente contraria non solo al matrimonio ma anche a ogni forma di dialogo con la moglie brasiliana del figlio, non manca occasione di poterLe rispondere male o di manifestare il suo disappunto. Ma la parte per me più vergognosa è quando ad una Janaina quasi in lacrime per aver richiesto al padre di Luigi di accompagnarla all’altare, quest’ultimo non solo si mostra contrario allo stesso matrimonio ma anche infastidito dalla stessa richiesta…il tutto condito da un modo di fare davvero pietoso e diffidente quasi avesse raccattato questa ragazza chissà dove! Ma se fosse stata Italiana avrebbe avuto lo stesso comportamento??

E veniamo alla storia di Marzia e El Hadji. Lei di Milano e lui Senegalese. L’impressione che subito arriva è quello di una donna che ha totalmente lasciato la sua cultura italiana per abbracciare quella del marito: sposati con rito islamico si intravedono solo usi e costumi senegalesi. Un elemento che colpisce è che Marzia vuole a tutti i costi far arrivare un messaggio: Io ho sposato un senegalese e ho sposato tutta la sua cultura: la nostra vita è perfetta.Durante una cena a casa dei suoi genitori il marito mangia con forchetta e coltello mentre lei insiste a mangiare con le mani.. ma non era lui quello Senegalese??? Perchè tutta questa ostentazione??

Una coppia che mi è piaciuta tanto (stranamente!) è quella di Sabrina e Younes dal Marocco.. Io credo che incarnino alla perfezione la realtà di una coppia mista. Conosciuti attraverso Facebook, lei prende un aereo per andare in Marocco e inizia una relazione con Yonues. Rimane incinta ma Yonues, come accade spesso a tutte le coppie miste, ha problemi con l’ambasciata Italiana per il rilascio del visto tanto che si perde la nascita di suo figlio. Lei, in un’Italia dove non si trova per nulla lavoro, non nasconde la sua disperazione per essere rimasta incinta, essere senza lavoro e senza una casa ( vive con una madre che fa concorrenza a quella di Luigi) e con un futuro marito Marocchino che non riesce neanche ad ottenere  un visto d’ingresso. Ma i problemi non finiscono: perchè una volta qui nel nostro bel paese, Younes  come tutti non riesce a trovare lavoro e … inizia la via crucis dei Curriculum! Quanti di Voi o di Noi sono stati attaccati interi pomeriggi al computer inviando curriculum su curriculum con una sola risposta: Nessuna!

Io credo che la storia di questa ultima coppia sia l’iter che ogni coppia mista sia costretta a seguire all’inizio: sacrifici,  problemi legati ai documenti, la totale mancanza di lavoro e i problemi che si innescano nella coppia dovuti alla mancanza di una totale autonomia economica resa ancora più complicata dalla presenza di un figlio. In Sabrina io non vedo forzature: non vedo una donna che vuole gridare al mondo quanto sia perfetta la sua relazione con un musulmano o quanto sia sofisticata la sua vita. Sabrina è una di Noi, una donna che si è innamorata di un uomo e ha sacrificato la sua vita senza nasconderlo . Lei è Italiana e non nasconde o dimentica la sua cultura: perchè essere una coppia mista non vuol dire abbracciare un’altra cultura per dimenticarsi la propria: la cultura del proprio compagno dovrebbe essere intesa come un valore aggiunto e non sostitutivo delle proprie radici e della propria religione. 

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