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Le affinità selettive dei siti di dating online

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Ieri sera ho deciso, solo per curiosità (detto da una “zitella” che vive a Manhattan è assolutamente credibile, lo so), di farmi un giro sugli eventi per single organizzati da Meetup. Volevo capire se il sito di incontri “per qualsiasi persona, per qualsiasi cosa, per qualsiasi scopo”, proponesse delle proposte più interessanti per incontrare l’amore al tempo dei “sentimenti Fast Food” di quelli dei soliti siti online a pagamento e/o gratuiti, dove ormai trovi, tristemente, le foto degli stessi soggetti che, a seconda della “pagina”, proclamano di avere già un diamante in tasca per te, oppure di volerti solo incontrare per sesso senza nemmeno conoscere il tuo nome (e non hanno nulla, ma proprio nulla in comune con Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi).

Dopo aver capito che non c’era trippa per gatti (a parte la trippa di quelli panciuti che hanno, però, la faccia tosta di descriversi come “fisico nella norma”, ma nella norma di chi non lo precisano), ha attirato la mia attenzione il fatto che anche qui, su Meetup, ci fossero eventi destinati all’incontro fra coppie di razze diverse. Di nuovo, come spesso in passato, mi è venuto da dire “ma scherziamo?”, cioè nel 2015, con un presidente afroamericano e la First Lady più amata d’America con le braccia più invidiate al mondo, stiamo ancora a dover “favorire” l’incontro fra razze diverse? Ahimè, però, i dati confermano che nel 2010 solo il 15% dei nuovi matrimoni sono stati di tipo interraziale, portando la percentuale media all’8.4%, decisamente meglio del 3.2 per cento del 1980, ma ancora una cifra assai esigua per non far storcere il naso.

Sebbene la percezione generale rispetto alle coppie “miste”, infatti, sia decisamente mutata (in meglio) negli ultimi decenni, resta più una convinzione di principio che un fatto reale. Per quanto orribile possa apparire, non si riesce a venire fuori da quel detto “moglie e buoi dei paesi tuoi”, con l’unica variante che ora, fra i buoi, possiamo tranquillamente inserire anche i mariti. A peggiorare la situazione, poi, sono proprio i (da me odiatissimi, e stavolta non scherzo!) siti di appuntamenti online che, dovendo “produrre” coppie in una quantità che giustifichi la loro – altrimenti (e giustamente) – inutile esistenza, creano delle griglie così strette che, se non spinti da ormoni in stato di guerra, rifuggiremmo tutti come un’offesa alla complessità dell’essere umano.

Diciamolo, quando si va online, si spera di trovare un partner bello, ricco, intelligente, affascinante e, dopo, una breve scorsa a profili di lui e lei, che in un mondo giusto andrebbero semplicemente accomunati sotto l’etichetta “soggetti effetto bromuro”, le proprie aspettative calano talmente che basta leggere che uno/a ama la pizza come noi per sentirsi anime gemelle. In questo, ovviamente, la “similitudine” esteriore, anche se non lo decidiamo in maniera conscia, diventa un fattore determinante e otto volte su dieci un bianco viene attirato da un bianco e un asiatico da un asiatico ecc ecc. Insomma, la pelle diventa come la pizza: il minimo comune denominatore dal quale partire per sentirsi dei novelli Romeo e Giulietta.

Ora, se ci dice bene e di Romeo e Giulietta ci viene preservata la stessa fine, questo scegliere i propri partner solo basandosi su queste linee generali fra cui, appunto, l’etnia è destinato, come accade, non solo a deteriorare la complessità e la profondità dei rapporti umani, ma anche a contribuire a creare una società assolutamente noiosa e in bianco e nero. Insomma, ciò che diceva il buon Massimo Troisi all’imbranato Robertino “jesc e tuocc e femmen” (esci e tocca le femmine ndr) resta, per me, il miglior consiglio da dare a me stessa (e agli altri, se richiesto), magari non allungando subito le mani, ma sicuramente ridando dignità alla vita vera e a quella cosa meravigliosa che si chiama amore e che nulla ha a che vedere con affinità che farebbero rivoltare Shakespeare nella tomba.

Angela Vitaliano

 

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